12 Gennaio 2026

Più laureati STEM, stesso equilibrio: vent’anni senza cambiamenti strutturali

Crescita numerica, quote stabili e persistenti divari di genere

L’evoluzione del numero di laureati in discipline STEM negli ultimi vent’anni mostra una crescita complessiva significativa, ma non lineare. Nel 2004 si contavano circa 67 mila laureati, di cui poco più di 43 mila uomini e 24 mila donne. Nei primi anni successivi si osserva una fase di debole espansione seguita da una flessione, con un minimo intorno al 2010–2011, dovuta alla sostanziale stagnazione della componente maschile. Nello stesso periodo, la componente femminile cresce in modo continuo, compensando solo in parte il rallentamento degli uomini e attenuando la contrazione del totale. A partire dal 2012 la dinamica cambia: anche il numero di laureati uomini torna ad aumentare con decisione, avviando una fase di crescita più sostenuta che si rafforza dopo il 2016. Nel 2024 i laureati STEM superano le 105 mila unità, con un incremento complessivo di oltre il 57% rispetto al 2004.

Questo andamento riflette sia una crescita dell’offerta formativa scientifica e tecnologica sia un aumento della partecipazione femminile, che resta tuttavia inferiore a quella maschile.


A fronte di una crescita evidente del numero assoluto di laureati in discipline STEM, la loro incidenza percentuale sul totale dei laureati rimane sostanzialmente invariata nel corso degli ultimi vent’anni. Nel periodo considerato, la quota complessiva delle STEM oscilla infatti intorno al 25–27%, senza mostrare un trend di aumento strutturale. L’espansione dei titoli scientifici e tecnologici si inserisce quindi in una crescita più generale del sistema universitario, che ne assorbe l’effetto in termini relativi.

All’interno delle discipline STEM, emergono dinamiche differenziate tra le aree. L’ingegneria industriale e dell’informazione si conferma la componente più rilevante: dopo una fase iniziale di sostanziale stabilità intorno al 10%, il suo peso aumenta progressivamente a partire dalla metà degli anni Dieci, superando il 12%, con una lieve flessione negli ultimi due anni. L’area scientifica, dal 2009 in poi, mostra un andamento stabile nel tempo, mantenendosi costantemente su valori superiori all’8%. Le discipline informatiche e ICT restano marginali per l’intero periodo, con una quota sempre inferiore al 2%, nonostante un moderato incremento negli anni più recenti. Architettura e ingegneria civile rappresenta, dal 2015 in poi, l’area in maggiore difficoltà: la sua incidenza sul totale dei laureati diminuisce in modo continuo, fino a più che dimezzarsi nel 2024.


Quindi l’aumento dei laureati STEM in valori assoluti non modifica il loro peso relativo nel sistema universitario, che resta sostanzialmente invariato nel tempo. La crescita numerica si accompagna a una redistribuzione interna tra aree, ma non a un cambiamento strutturale della composizione complessiva dei laureati.

Il peso dei laureati STEM non varia soltanto in base all’area disciplinare di appartenenza, ma ci sono differenze significative anche in base al sesso, che determina dinamiche differenti di crescita nel tempo. Per approfondire queste differenze, il grafico seguente mostra la composizione dei laureati STEM per area disciplinare, suddivisa tra uomini e donne.



Nel 2024, le donne laureate in discipline STEM rappresentano il 17,4% del totale delle laureate, a fronte di una quota pari al 37,2% tra gli uomini. Il divario di genere resta quindi ampio, sebbene in riduzione rispetto al 2004, quando la quota femminile si attestava al 15,7%. L’aumento della partecipazione delle donne alle discipline scientifiche e tecnologiche è evidente nel lungo periodo, ma non sufficiente a colmare le differenze strutturali che caratterizzano le scelte formative.

Le dinamiche variano sensibilmente tra le diverse aree disciplinari. L’ingegneria industriale e dell’informazione si conferma la componente più rilevante e fortemente sbilanciata sul versante maschile: nel 2024 il 21,2% dei laureati uomini consegue un titolo in quest’area, contro il 5,5% delle donne, in crescita rispetto al 2004 ma ancora su livelli molto distanti. L’area scientifica presenta invece un quadro più equilibrato, con una sostanziale parità di genere: le donne raggiungono l’8,5% e superano lievemente gli uomini (8,2%), migliorando ulteriormente una posizione già relativamente bilanciata vent’anni prima.

Architettura e ingegneria civile mostrano una contrazione generalizzata per entrambi i sessi. Tra il 2004 e il 2024 la quota maschile si dimezza, passando dall’8,9% al 4,5%, mentre quella femminile scende dal 4,8% al 2,9%, segnalando un ridimensionamento strutturale dell’area. Le discipline informatiche e ICT restano infine l’ambito più ristretto: pur registrando un lieve aumento tra gli uomini (dal 2,5% al 3,3%), la partecipazione femminile rimane marginale e sostanzialmente invariata nel tempo, attestandosi allo 0,5%.

Il principale cambiamento osservato nel ventennio è l’incremento graduale della presenza femminile in tutte le aree STEM, che contribuisce a ridurre, seppur lentamente, il divario con gli uomini. Non emerge tuttavia una trasformazione profonda delle scelte disciplinari: la composizione maschile resta sostanzialmente stabile e le donne continuano a concentrarsi in alcune aree, rimanendo sottorappresentate in quelle tradizionalmente maschili. La crescita della partecipazione femminile appare quindi come un processo lento e cumulativo, più che come il risultato di una discontinuità strutturale.